Analgesia da stress mediata da neuroni spinali

 

 

GIOVANNA REZZONI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 21 marzo 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

L’analgesia endogena può essere indotta da vari stimoli e condizioni, tra i più potenti che si conoscano vi è l’esposizione allo stress acuto, pertanto si studiano da tempo le basi neurofisiologiche dell’analgesia da stress. Tali indagini hanno identificato varie aree del tronco encefalico, e in particolare del mesencefalo, attive durante l’esperienza stressante e costituite da popolazioni di neuroni che inviano assoni discendenti in vie che sembrano in grado di sopprimere l’attività delle vie ascendenti dolorifiche dipendenti dalla nocicezione spinale. Fino ad oggi, però, non sono stati definiti con precisione i circuiti effettori spinali e i neuroni direttamente responsabili dell’effetto analgesico prodotto dall’esperienza stressante.

Karen Haenraets e colleghi coordinati da Hanns Ulrich Zeilhofer hanno identificato nella sottopopolazione di interneuroni inibitori GABAergici della parte superficiale del corno posteriore del midollo spinale, contraddistinti dall’espressione di un particolare fattore di trascrizione (GBx1), gli elementi cellulari chiave nella mediazione dell’effetto di analgesia da stress.

(Haenraets K. et al., GABAergic Gbx1 neurons of the superficial dorsal horn are critical elements of a spinal circuit for stress-induced analgesia. Neuron – Epub ahead of print doi: 10.1016/j.neuron.2026.01.033, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Institute of Pharmacology and Toxicology, University of Zurich, Winterthurerstrasse 190, 8057 Zürich (Svizzera); Institute of Pharmaceutical Sciences, Swiss Federal Institute of Technology (ETH) Zurich, Vladimir Prelog Weg 1-5, 8093 Zürich (Svizzera).

L’analgesia prodotta dal cervello stesso è una facoltà fisiologica affascinante e ancora non sufficientemente indagata. Il nostro presidente ama ricordare nei nostri seminari sui meccanismi del dolore questi fenomeni: se si stimola a bassa frequenza l’encefalo in toto si produce analgesia, se mentre si sperimenta un dolore si compie un’azione come la manovra neurologica di Jendrassik, il dolore si riduce, lo stesso accade se nel corso di un’esperienza nocicettiva ci si sveste allo specchio e si guarda il proprio corpo, e, ancora, si possono fare tanti altri esempi di analgesia da stimoli interferenti. Al contrario, il dolore causa stress che può, attraverso un ciclo di feedforward o di sinergia prodotto in altro modo, accrescere il dolore. È provato che lo stress abbassa la soglia del dolore. Da oltre vent’anni si studiano i rapporti fisiopatologici tra disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e dolore.

In dipendenza del contesto, stimoli nocicettivi identici possono sollecitare esperienze dolorifiche di intensità molto diversa; cosa che indica che l’informazione nocicettiva è interpretata dal cervello in un modo dipendente dal contesto. Fra i numerosi stati fisiologici e psicologici che modulano le sensazioni algiche, lo stress acuto sembra essere il più efficiente nel sopprimere l’esperienza del dolore. Fra i numerosi esempi riportati nelle rassegne su questo argomento, citiamo gli infortuni di atleti durante competizioni sportive, le lesioni riportate da soldati in operazioni belliche e quelle di vittime di incidenti automobilistici.

Decadi di ricerca hanno rivelato che il grigio periacqueduttale (PAG) e la parte rostrale ventromediale del bulbo (RVM), che include il nucleo magno del rafe e la formazione reticolare adiacente al nucleo reticolare gigantocellulare, costituiscono aree chiave di un circuito che proietta assoni in direzione caudale per inibire l’invio di segnali nocicettivi dal midollo spinale alle sedi superiori del nevrasse. Dopo le prime dimostrazioni che la stimolazione di PAG e RVM determinava analgesia, vari studi rilevarono che nell’azione antalgica degli oppioidi è reclutata una rete di cui fanno parte PAG e RVM. Studi funzionali hanno poi accertato che i sistemi neuronici troncoencefalici di modulazione del dolore agiscono sia facilitando che inibendo il dolore. In particolare, RVM sembra contribuire all’iperalgesia e all’allodinia nei modelli sperimentali di dolore infiammatorio e neuropatico; è stato inoltre dimostrato un ruolo di RVM nel produrre iperalgesia in modelli di stress cronico o moderato (Imbe et al., 2010; Rivat et al., 2010).

La complessa organizzazione funzionale del sistema PAG-RVM rivela l’importanza delle connessioni con amigdala e ipotalamo per lo sviluppo dell’iperalgesia; inoltre, connessioni con la corteccia si ritiene abbiano un ruolo importante nella modulazione top-down dell’elaborazione cognitiva ed emozionale associata al dolore.

Gli studi farmacologici sull’analgesia indotta da esperienze stressanti acute hanno rivelato l’intervento di vari neurotrasmettitori e neuromodulatori, quali serotonina (5-HT), noradrenalina (NA), peptidi oppioidi, endocannabinoidi e ormoni ipotalamici. Ma l’esatta definizione di circuiti e popolazioni neuroniche non si è avuta fino allo studio qui recensito.

Hanns Ulrich Zeilhofer, Karen Haenraets e colleghi hanno individuato, nella porzione superficiale del corno dorsale del midollo spinale, degli interneuroni inibitori GABAergici identificati mediante l’espressione del transcription factor gastrulation brain homeobox 1 (Gbx1), quali cellule nervose essenziali al circuito dell’analgesia indotta da stress.

L’inibizione di questi interneuroni Gbx1 aveva scarso effetto sulla nocicezione in condizioni di riposo, ma negli esperimenti in cui si induceva analgesia da stress mediante il paradigma del nuoto (forced swim test), l’inibizione delle cellule Gbx1 aboliva del tutto il fenomeno della mancata percezione del dolore. Il tracciamento monosinaptico retrogrado ha rivelato input provenienti da varie aree del cervello, ma in prevalenza da RVM.

Il tracciamento dei circuiti mediante tecnica optogenetica ha dimostrato che questo flusso di stimoli è inibitorio e che gli interneuroni Gbx1, a loro volta, inibiscono i neuroni di proiezione che formano sinapsi con le cellule del nucleo parabranchiale laterale, un’area di cruciale importanza per l’elaborazione sovraspinale della nocicezione.

L’insieme dei dati emersi dalla sperimentazione, per il cui dettaglio si rinvia alla lettura del testo integrale del lavoro originale, identifica nella parte superficiale del corno dorsale del midollo spinale una sub-popolazione di interneuroni GABAergici, quale elemento chiave di un circuito disinibitorio che consente lo sviluppo di analgesia in condizioni di stress.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanna Rezzoni

BM&L-21 marzo 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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